Pastacci presidente della Provincia di Mantova Crollano Pdl e Lega.


Alessandro Pastacci è il nuovo presidente della Provincia di Mantova. Battuto il 
leghista Fava.

di Enrico Grazioli
L'acqua cheta ha travolto il ponte. Lo ha fatto saltare per aria, mandando in frantumi la lunga fatica del centrodestra mantovano per attraversare il deserto dell'opposizione: il successo alle Comunali del capoluogo rimane un episodio, il sottile divario del primo turno si è trasformato in un abisso che esalta il presidente Pastacci mentre inghiottisce la baldanza leghista insieme ai papaveri mai fioriti del Pdl locale. 

Non basta l'onda imponente della crisi di rigetto berlusconista, non basta il sostanziale trasloco verso sinistra dell'Udc a spiegare quei 1.000 voti di differenza diventati 24.000 al ballottaggio, con l'ex sindaco di Quistello capace di convincere 16.000 elettori in più a sceglierlo, mentre Fava ne lasciava andare al mare, ai laghi (o sull'altro fronte) più di 7.000.Il riscatto del centrosinistra e del suo candidato si è dispiegato su tutto il territorio: una progressione geometrica, che restituisce anche un senso di compattezza a una provincia orfana di un vero polo d'attrazione, policentrica e sfaldata tra distretti spesso in competizione fra loro, spezzata da interessi opposti: Pastacci è avanzato in ogni Comune, Fava ha ceduto ovunque, anche e forse soprattutto nelle zone di pertinenza.In città il divario è diventato imbarazzante a solo un anno dalla vittoria di Sodano, la Bassa si è ricolorata di un rosso senza sbavature rinforzato dal voto civico moderato, ma anche a Castiglione si è arrivati a un sostanziale pareggio, per non parlare di Goito, Bozzolo o altri centri amministrati da un centrodestra oggi ribaltato, a partire da Virgilio.La conferma progressista a Viadana, con tutte le peculiarità ormai "storiche" del luogo, chiude il cerchio. 

Se è vero che si è puniti dove si governa male, sono in molti oggi a doversi guardare allo specchio e assumere le proprie responsabilità. Ma non è tutta lì la spiegazione del ko. Ci sono, evidenti, i meriti del vincitore: aver unito e non diviso, dopo anni di sfide elettorali avvelenate dai parenti serpenti; e aver unito uno schieramento ampio, con la gentilezza in mezzo a tanti strepiti, con un messaggio di pragmatismo, affidabilità e fiducia che ha smussato le contraddizioni, fatto accantonare i pregiudizi, dato voce alla speranza.Mantova conferma la lezione generale di questo voto, che ha spazzato via molti luoghi comuni delle letture politiche: radicalismo, giustizialismo, moderatismo, terzi poli... parole vuote di fronte a candidature rispettabili e convincenti, programmi autentici e praticabili, alternative nervose quanto deludenti. Pastacci vince a Mantova, Penazzi a Viadana come Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, raccogliendo intorno a sé consensi, donne e uomini che non si fermano alle etichette di comodo: non vi si riconoscono, perché guardano alla realtà, lasciando ai demagoghi in servizio permanente e agli alchimisti del politichese l'incombenza di capire ciò che non capiscono più, incapaci di guardare alle persone e al loro vivere e sentire quotidiano, tutti tesi a costruire una verità forzata e virtuale, di comodo, funzionale ai loro comodi. La realtà è dunque un'altra ed è nazionale come locale, certo: in quanto Mantova è in Italia, in questa Italia governata come lo è, non su un altro pianeta. E, come abbiamo già scritto, Mantova anche in Lombardia c'è già da tempo: nel bene e nel male, con buona pace di chi pensava di dovercela riportare, di "normalizzarla" omologandola al resto di una regione che invece comincia a invertire la rotta.

Bravi per una volta anche i partiti, a non alzare fuori tempo la cresta delle pretese, affidando alla non appartenenza del candidato il compito di mascherare i loro limiti: vedremo fino a quando resisteranno e quanta autonomia il neo presidente saprà dimostrare anche nel passaggio cruciale delle scelte per la giunta. Come ha detto ieri Romano Prodi, guardando altrove, c'è mezz'ora di tempo per gioire e poi subito al lavoro.In campo nazionale per restituire una prospettiva di cambiamento al Paese; qui, per innescare una vera nuova stagione di buon governo. Che parta dal senso profondo di questo voto: se ha pesato l'angoscia per la crisi nel cui guado ci troviamo ancora, se ha contato la pessima immagine trasmessa negli anni e nei mesi più recenti da chi occupa le stanze del governo romano, significa che l'elettorato non è più disponibile a firmare assegni in bianco.

Ha domande impellenti, più che fobie o paure di nemici inesistenti da cui sentirsi protetto. E si attende risposte concrete, o quantomeno di avere la percezione di un impegno serio e responsabile: per il bene comune, facendo riferimento ai valori condivisi a partire da quelli scritti nella Costituzione e ribaditi, difesi anche di recente sventolando il Tricolore per i 150 anni dell'Unità d'Italia.

Nessuno nel centrosinistra può pensare di aver semplicemente riportato indietro l'orologio di qualche anno e di aver completato l'opera dando l'avviso di sfratto a Berlusconi; nessuno qui può accontentarsi di aver ricacciato indietro l'avversario. E' ai suoi errori, a partire da quelli compiuti in città in soli 12 ma lunghissimi mesi, che i vincitori di oggi devono guardare: per non replicarli.A cominciare dalla sete smisurata di potere da occupare infischiandosene delle competenze, purché la spartizione delle poltrone si compia oltre i limiti della decenza; per proseguire con la sordità nell'ascoltare i richiami e gli appelli di una comunità che non può sentirsi rispondere solo che non ci sono soldi... Perché il bisogno di servizi, infrastrutture, ambiente vivibile, assistenza, lavoro (e lavoro nuovo), formazione, cultura, innovazione è ancora tutto lì: non lo ha risolto il successo di Pastacci, né tutte le risposte sono esaurite ed esaurienti nel suo programma.Il voto per la Provincia ha solo detto che a questo centrodestra e al suo candidato presidente un'ampia maggioranza dei mantovani non si sentiva di affidare la propria speranza, quello spicchio di futuro che ciascuno infila nell'urna insieme alla scheda. Cercate, voi che avete vinto, di non deluderli, di non farli pentire. Per il bene di tutti, di chi qui vuol vivere bene.

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